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Mag

1986 - 2006 Chernobyl a 20 anni dall'incidente PDF Stampa E-mail

Cartello area radioattiva" Per fortuna il vento non soffiava verso Kiev ", scrissero molti giornali, russi ed europei, nei giorni successivi al 26 aprile 1986, data del disastro di Chernobyl, il più grave incidente nucleare nella storia del pianeta.

 

Certo, le radiazioni avrebbero cancellato la capitale ucraina e spinto via due milioni e mezzo di persone. Avrebbero trasformato la città del monastero delle Grotte e della cattedrale di Santa Sofia, la culla del cristianesimo russo, con il magnifico centro dei viali e le colline affacciate sul maestoso Dnjepr, in un desolato ammasso di edifici senza vita. Il vento, però, da qualche parte doveva pur soffiare: non verso Kiev, ma verso nord-ovest, spingendo le radiazioni sulla Bielorussia, il cui confine si trova a 8 kilometri dalla centrale.

 

E' stato calcolato che il 75 % degli "scarichi" radioattivi usciti dal quarto reattore di Chernobyl si riversarono sulla Bielorussia, soprattutto sulla regione di Gomel, andando in molte zone ad aggiungersi al precedente inquinamento chimico. Con qualche mistero: come poté succedere che a notevole distanza da Chernobyl, anche 200 kilometri, si registrassero livelli di radioattività pari a quelli rilevabili nel reattore distrutto ?

Secondo uno scrittore e giornalista bielorusso che evitiamo volutamente di nominare per evitargli eventuali nuovi problemi personali in patria per la divulgazione di informazioni non dimostrabili, alcuni reparti dell'Armata Rossa addestrati alla guerra chimica avrebbero ricevuto l'ordine di "sparare" alla nube per impedirle di dirigersi su Mosca.

Di fatto, la nube scaricò gran parte delle radiazioni sulla Bielorussia. Il risultato è che l'inquinamento nucleare ha colpito il 23 % del territorio bielorusso, 3378 centri abitati con più di due milioni di abitanti. Secondo fonti governative, nel 2015 Chernobyl sarà costata alla Bielorussia 235 miliardi di dollari, cinque volte il prodotto interno lordo del Paese nel 2000. Come tante dell'ex impero sovietico, anche questa è una tragedia largamente ignorata. I Paesi occidentali si sono molto preoccupati dell'Ucraina, che con disperazione ha giocato per anni la carta Chernobyl, facendo leva sulla minaccia costituita dalla vecchia centrale, in parte ancora attiva, e soprattutto dal pericolante sarcofago del reattore esploso per ottenere finanziamenti. Al confronto, la Bielorussia ha ottenuto poco, anche per i mutamenti politici intervenuti. Il primo presidente post-sovietico era Stanislao Shushkevic, un fisico nucleare noto per aver protestato contro la negligenza dei dirigenti di Chernobyl. Nel 1994, con le prime elezioni presidenziali dirette, Shushkevic fu battuto da Aleksander Lukashenko, che avviò una politica autoritaria all'interno e di riavvicinamento alla Russia all'esterno. La prima ha prodotto conseguenze clamorose: in polemica con le asserite sue violazioni dei diritti umani, nel 2002, 14 Paesi dell'Unione Europea (tutti, meno il Portogallo) hanno negato a Lukashenko e ai suoi collaboratori il visto d'ingresso. Tra le altre conseguenze della rottura diplomatica c'è anche la sospensione di quasi tutti i programmi di aiuto finanziati dalla U.E.

Sempre nel 2002, il progetto di unione politica con la Russia falliva definitivamente al vertice di San Pietroburgo e la Bielorussia perdeva, così, l'occasione di far passare sul proprio territorio, con lucrosi diritti di transito, il gasdotto che Mosca progettava per portare il gas siberiano ai consumatori europei, cosa che infine è stata comunque attuata via Ucraina con le conseguenti minacce di sospensioni del rifornimento, salite alla ribalta dei media verso la fine dell'anno 2005. In queste condizioni il Paese deve convivere con un'emergenza che ha i tempi lunghissimi dell'inquinamento nucleare. L'Unicef l'ha così sintetizzata: tra il 1990 e il 1994 l'aumento delle patologie tra i bambini bielorussi è stato del 43 % per il sistema nervoso e sensoriale, del 28 % per il sistema digerente, del 62 % per i tessuti connettivi, ossa e muscoli. Nella regione di Gomel, in particolare, l'incidenza del cancro alla tiroide nei bambini è cresciuta di 100 volte tra il 1991 e il 1994. Nello stesso periodo, nelle zone della Russia e dell'Ucraina toccate dalla contaminazione, l'aumento è stato "solo" di 10 e 7 volte.

A 20 anni di distanza, tre isotopi sono presenti in misura importante nelle zone inquinate: cesio 137, stronzio 90 e plutonio 239. Quest'ultimo è praticamente esterno, ma è rilevato soprattutto vicino a Chernobyl. Lo stronzio 90 (tempo di dimezzamento: 29 anni) ha caratteristiche analoghe a quelle del calcio, che tende a rimpiazzare quale elemento costitutivo delle ossa, in cui accumula radiazioni. Il cesio 137 è invece analogo al potassio, altro elemento importante per l'organismo.

Causa danni perché emette radiazioni gamma e beta, ma la sua presenza può essere ridotta o eliminata con diete speciali, soggiorni prolungati in ambienti non inquinati e altre cure che non sono, tra l'altro, particolarmente difficili o costose. Come lo sa la nostra Associazione e le altre decine di Onlus italiane che come noi aiutano i "bambini di Chernobyl" ospitandoli nelle nostre case. Un rinomato fisico nucleare sovietico che ai tempi dell'incidente di Chernobyl era direttore dell'Istituto per l'Energia nucleare dell'Accademia delle Scienze della Bielorussia (in seguito licenziato perché considerato troppo allarmista), sostiene che la Bielorussia è diventata un laboratorio mondiale per studiare le conseguenze delle radiazioni. Dal 1990, grazie al sostegno dei fondi di diversi istituti tedeschi, irlandesi e francesi, ha fondato l'istituto di radioprotezione indipendente Belrad. Ha organizzato 370 centri di controllo radiologico nei villaggi più contaminati della Bielorussia e ha realizzato un particolare spettrometro "a poltrona" per misurare la radioattività nei bambini. Il prof. Nesterenko afferma pubblicamente che il bilancio di Chernobyl è minimizzato non solo dal governo Bielorusso, ma anche a livello internazionale e ne spiega i motivi: - "

Il Comitato scientifico per le radiazioni nucleari dell'Onu (l'Unscear) prende come esclusivo punto di riferimento per gli studi sugli effetti sanitari delle radiazioni quelli verificatesi a Hiroshima. Ma le due esplosioni sono state molto diverse: la bomba atomica ha provocato subito migliaia di morti per le violentissime radiazioni esterne omogenee, ma si è avuta una contaminazione del suolo molto inferiore a quella registrata intorno alla centrale di Chernobyl.

Qui l'incendio ha liberato cesio 137, radionucleide a lunga vita, in quantità 200 volte superiore alla bomba di Hiroshima. Il suolo della Bielorussia ne ha assorbito il 70 % e ancora oggi la contaminazione passa alla popolazione attraverso i prodotti alimentari.

Questa è la causa di numerose patologie, molto diverse da quelle di Hiroshima e che non sono state riconosciute a livello internazionale. Il cesio 137 si accumula soprattutto nei tessuti muscolari, tra cui il cuore, che è il muscolo più attivo dell'organismo. Tra i bambini della regione di Gomel, una delle più contaminate, il 70 % soffre di disturbi cardiaci, aritmie e in alcuni casi addirittura infarto in tenera età. Il cesio agisce anche a livello renale e, accumulato nei tessuti muscolari dell'occhio, porta la cataratta. Nel villaggio di Svetilovici, vicino a Gomel, abbiamo verificato che il 25 % dei bambini era affetto da cataratta. Durante la gravidanza, poi, il cesio passa nella placenta e nel latte materno, provocando immunodeficienza nel neonato (quello che è stato chiamato Aids nucleare). Inoltre, l'evaporazione di sei tonnellate di piombo, utilizzate per spegnere l'incendio della centrale, ha provocato una crescita importante dei casi di ritardo mentale e delle malattie gastrointestinali. Per questo dico che l'incidente non è affatto chiuso: le sue conseguenze si aggravano di giorno in giorno.

I bambini sono molto più sensibili agli effetti delle radiazioni, anche perché il loro sistema immunitario non è completo. Bisogna che quelli che hanno un'accumulazione di radionucleidi superiori a 20 Bq per chilo, soglia al di là della quale si cominciano a manifestare le anomalie, possano passare almeno due mesi l'anno in regioni pulite e siano trattati con complementi alimentari come la pectina. Ma tutto questo il mio istituto può farlo solo in parte. La pectina è un utile enterosorbente, ricavato dalle mele, che aiuta lo smaltimento dall'organismo di cesio 137. I bambini che hanno seguìto un trattamento di un mese a base di pectina hanno una riduzione del carico di radionucleidi del 60-70 %. E' un trattamento semplice ed economico, una scatola non costa più di tre euro.

Con investimenti bassissimi si potrebbero realizzare benefici enormi per i nostri bambini.

Noi chiediamo solo una cosa: che una commissione internazionale di esperti venga a proseguire i nostri studi. Se dimostrerà che la tesi è errata, sarà importante allora capire perché i bambini stanno male; ma se è esatta potremo aprire linee di ricerca scientifica utili a tutta l'umanità, con la consueta contradditorietà dei regimi ex sovietici. "

 

Testimonianze

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